Giovanna Sapori: Maestri, botteghe, équipes nei palazzi romani: Perino del Vaga, Salviati, Vasari e Zuccari

    

Lo studio di cicli decorativi celebri o poco conosciuti (1540-1570) mette in risalto aspetti e meccanismi spesso trascurati della committenza, della progettazione, della organizzazione del lavoro, della pratica della pittura. L’obbiettivo è di poter così disporre di una maggiore quantità di elementi e di punti di vista nuovi per lo studio delle opere, del rapporto committente-artista. Da una parte, con Farnese, Este, Ricci, Colonna o il Papa, il gusto artistico, la esigenza di un rapido compimento del lavoro, la consapevolezza che la scelta di un maestro di successo implica una limitata presenza nel cantiere, condotto prevalentemente dai collaboratori. Dall’altra un maestro o un impresario-pittore e i caratteri di grande varietà dell’apparato decorativo (stucchi, affreschi, grottesche, storie, paesaggi, ecc.) che richiedono collaboratori numerosi e anche specializzati. Nella maggior parte dei casi, infatti, la decorazione di una residenza è da considerare risultato di un’impresa collettiva in cui la “prestezza” del maestro è legata a quella che riesce ad imprimere alla sua équipe. L’attenzione dedicata a Perino del Vaga e a Taddeo Zuccari, dominanti a Roma per quantità di incarichi, sottolinea la unione di grandi doti artistiche e organizzative con la capacità di garantire una alta qualità complessiva del risultato. In generale, sono messe in evidenza forme e dinamiche del lavoro: la esistenza di un gruppo stabile e di uno provvisorio nella bottega o nella équipe; la mobilità di giovani maestri o specialisti da un cantiere all’altro, indipendentemente dallo stile del capo équipe; il programmato distacco di una cellula del cantiere principale ad un altro; le associazioni temporanee di maestri e gregari, il cottimo. Ne derivano riflessioni sia sulla pittura a Roma e su una specie di atlante della concorrenza sia, ad esempio, sulla pratica usuale della finitura “a secco” da parte del maestro per migliorare e omogeneizzare il lavoro collettivo; sul concetto di autografia e sulla cautela necessaria nella pratica attributiva.


Artists, workshops, and teamwork in palaces in Rome: Perino del Vaga, Salviati, Vasari e Zuccari

This study of both famous and lesser known decorative cycles (1540–1570) draws attention to aspects and dynamics of their patronage, planning, work organization, and painting process heretofore often neglected in the literature. The objective, thus, is to provide a greater number of elements and vantage points for the study of the works than are already known for the patron–artist relationship. On one side, with the Farnese, Este, Ricci or Colonna families, or the Pope, we find artistic taste, the need for a rapid execution of the work, and the awareness that the choice of a successful master implies limitations on the latter’s presence at the site of the work, and its consequent execution principally by collaborators. On the other side is the master or painter–director and a large number and great variety of specialists for the decoration (e.g., stuccoes, frescoes, grotesques, history paintings, landscapes, etc.), as necessitated by the occasion. In most cases, in fact, the decoration of a residence has to be considered as the result of a collective enterprise in which the master’s “prestige” is linked to that which he is able to impart to his team. In this article the attention dedicated to Perino del Vaga and Taddeo Zuccari, dominant in Rome for sheer number of commissions, emphasizes the union of great artistic and organizational skills with the ability to guarantee an overall high quality of result.
In general here, the types and dynamics of the work are emphasized: the existence of a stable or a provisional group in the studio or as part of the team; the mobility of young masters or specialists between one site and another, regardless of the style of the head master of the team; the programmed detachment and transfer of a cell from the main work site to another; and the temporary associations formed by masters and assistants, the method of payment (cottimo). This leads to considerations both on painting in Rome and a kind of lexicon of competitors, and for example, on the usual practice of “a secco” finishing by the master to improve and standardize the collective work; as well as on the concept of the autograph work and the caution necessary in the attribution practice.