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È USCITO ED È IN DISTRIBUZIONE IL VOLUME SPECIALE (2015) - PRINCIPI ETRUSCHI. Le Tombe orientalizzanti di San Paolo a Cerveteri, di Maria Antonietta Rizzo

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SOMMARIO Presentazione VII Ringraziamenti IX LO SCAVO E I CORREDI Lo scavo delle tombe e i corredi 3 CATALOGO – Tomba 1 Camera principale 51 Avori 53 Ambra 71 Metalli 72 Pasta vitrea 74 Camera laterale destra  ...

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Il Medagliere del Palazzo Reale di Torino. Storia e restauro della Sala e delle Collezioni

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Il Medagliere Reale è una piccola sala sontuosamente arredata del Palazzo Reale di Torino, luogo di confine tra il palazzo vero e proprio e la Galleria affrescata da Claudio Francesco Beaumont, quest’ultima destinata dal re Carlo Alberto di Savoia Carignano a diventare l’Armeria Reale. Con lo stesso nome si definisce oggi la collezione carlalbertina di monete, medaglie e sigilli per la quale l’ambiente fu disegnato.
Il volume che qui si presenta, ricostruisce le vicende di elaborazione e di realizzazione di un progetto unitario, fortemente voluto dal re negli anni tra il 1835 e il 1838; un progetto forse particolarmente riuscito per l’attenzione dedicata dall’architetto di corte Pelagio Palagi a un argomento, come la numismatica, che lo interessava direttamente, essendo lui stesso un collezionista. Collocando in un’unica manica del palazzo, in posizione periferica rispetto agli ambienti vissuti dalla corte, le tre istituzioni (Biblioteca, Armeria e Medagliere), Carlo Alberto creava dei nuovi istituti culturali che riproducevano in Italia il modello francese di strutture per lo studio e l’illustrazione della storia del regno, già pensato come unitario.
La vicenda progettuale del Medagliere (Gabinetto delle Medaglie, secondo la denominazione storica) si concluse di fatto con la morte di Carlo Alberto, così come l’accrescimento della collezione, rimasta ferma al pur notevole quantitativo di 28.600 monete, circa 3200 tra medaglie, placchette e onorificenze, e più di 1.400 sigilli. Dalla fine dell’Ottocento la sala, sempre meno vitale, venne progressivamente dimenticata; le collezioni furono accorpate nel 1958 al Medagliere Civico e nel 1977 il mobilio fu messo in deposito e la sala destinata all’espansione dell’Armeria. La ricerca sui diversi aspetti della storia del Medagliere ha accompagnato i lavori di restauro dell’ambiente, iniziati nel 1992 e condotti interamente con fondi ordinari ministeriali, che hanno restituito alla sala la sua fisionomia originale, stravolta dalle manomissioni novecentesche, e riportato in sede le collezioni. (Alessandra Guerrini)

 In copertina: Torino, Palazzo Reale, Sala del Medagliere, particolare della volta - Diego Marielloni: lato sinistro dello scomparto con ornato ad elefanti (dopo il restauro)
(foto Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte)


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SCULTURA LIGNEA. PER UNA STORIA DEI SISTEMI COSTRUTTIVI E DECORATIVI DAL MEDIOEVO AL XIX SECOLO (Atti del convegno di Serra San Quirico e Pergola, 13-15 dicembre 2007)

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Questo Volume Speciale del 2011, stampato dalla De Luca Editori d'Arte, costituisce l'edizione degli Atti del convegno tenutosi a Serra San Quirico e Pergola nel dicembre 2007 e raccoglie una serie di studi e ricerche promosse dalla Società Italiana di Storia delle Arti del Legno, oltre ad un contributo pervenuto separatamente ma congruente come argomento.
L'obiettivo principale di queste indagini è la validazione del contributo degli aspetti tecnici e materiali nella ricostruzione storica della produzione delle statue lignee e nella loro interpretazione formale, grazie alla contestualizzazione delle conoscenze emerse dalla diagnostica, dal restauro e dalle ricerche storiche e documentarie.
Il Volume è stato curato da Giovan Battista Fidanza (professore associato di Storia dell'arte moderna nell'Università di Roma "Tor Vergata"), Laura Speranza (direttore del Settore restauro sculture lignee policrome dell'Opificio delle Pietre Dure) e Marisol Valenzuela (direttore del Laboratorio manufatti lignei dipinti e non dipinti dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro).

In copertina, al centro: Camerino (Macerata), Museo Diocesano (già chiesa parrocchiale di Colle Altino)
Scultore ignoto, secolo XIV: Crocifisso (foto Silva Cuzzolin)

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"TOMBS OF ILLUSTRIOUS ITALIANS AT ROME: L'ALBUM DI DISEGNI RCIN 970334 DELLA ROYAL LIBRARY DI WINDSOR" (2010)

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di Fabrizio Federici e Jörg Garms



Il volume che qui viene studiato e pubblicato entrò nella raccolta reale inglese nel 1762, a seguito della vendita che il Cardinal Alessandro Albani permise della straordinaria collezione di disegni e stampe che la sua famiglia possedeva a Roma. Ritenuto fin dal suo arrivo in Inghilterra uno degli album del Museo Cartaceo di Cassiano dal Pozzo, esso va in realtà riferito allo storico Costantino Gigli, personaggio legato all'antiquario e collezionista Francesco Gualdi, anch'egli come Cassiano figura di spicco tra gli eruditi della Roma seicentesca. Peculiarità del volume - risalente alla prima metà del secolo XVII  è - che, a differenza delle documentazioni raccolte dagli altri studiosi del tempo, esso contiene disegni che riproducono maggiormente monumenti dal Duecento al Quattrocento, cioè appartenenti ad epoche e a tipologie artistiche allora trascurate. Altro, e forse superiore, motivo di interesse è il fatto che molti dei monumenti raffigurati nei disegni sono andati perduti, di altri sono pervenuti solo frammenti, altri ancora spostati dalle sedi originarie sono stati rimontati nei secoli successivi in modo arbitrario e talvolta lacunoso: il volume di Windsor costituisce quindi un documento prezioso per conoscere e ricostruire una parte così importante del corredo scultoreo delle chiese di Roma.

http://mostreemusei.sns.it


In copertina, al centro: Windsor, Royal Library, Album RCIN 970334 - Disegno raffigurante il Monumento a Torquato Tasso, nella chiesa di Sant’Onofrio a Roma , particolare del cat. 182 (foto The Royal Collection © 2009, Her Majesty Queen Elizabeth II)

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ARCHEOLOGIA E INFRASTRUTTURE. IL TRACCIATO FONDAMENTALE DELLA LINEA C DELLA METROPOLITANA DI ROMA: PRIME INDAGINI ARCHEOLOGICHE (2010)

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a cura di Roberto Egidi - Fedora Filippi - Sonia Martone

Il volume costituisce un primo rendiconto delle indagini archeologiche preventive svoltesi dal 2006 al 2009 lungo il Tracciato Fondamentale della nuova Linea C della Metropolitana di Roma. La linea, già segnalata nel Nuovo Piano Regolatore di Roma e lunga circa 39 km, con circa quaranta stazioni, è stata progettata con lo scopo di migliorare la mobilità urbana, riducendo il traffico veicolare a carattere privato, lungo la direttrice Nord–Ovest/Sud–Est della città. Nella realizzazione di questa importante infrastruttura, che attraversando quasi per intero una città complessa e ricca di beni culturali come Roma, ne intercetta inevitabilmente anche le preesistenze archeologiche esistenti nel sottosuolo, le Amministrazioni pubbliche competenti in materia di tutela si sono dovute relazionare sul piano operativo con i soggetti incaricati dell’esecuzione, sia determinando innovative scelte tecnologiche nella fase delle indagini preliminari, sia obbligando a varianti anche sostanziali rispetto al progetto originario. In sostanza, si evidenzia qui l’importanza dell’“archeologia preventiva” e il conseguente riconoscimento pubblico del ruolo di questa disciplina nella ridefinizione di ogni contesto urbano o paesaggistico in aree o territori di intensa e prolungata frequentazione umana. I vari contributi del Volume illustrano tutte le attività di cantiere svolte, da considerare quindi come un mezzo anche di valorizzazione del patrimonio archeologico e artistico di Roma, oggi ulteriormente incrementato e di cui qui si è tentato di fornire un rapido rendiconto aggiornato per tutti coloro, specialisti o meno, interessati alle vicende che intersecano la vita sociale della città.


In copertina, al centro: Roma, piazza Venezia – Veduta dall’alto degli scavi per la realizzazione della linea C della metropolitana (foto Metro C s.c.p.a.)

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Arnolfo di Cambio. Il monumento del cardinal Guillaume De Bray dopo il restauro (2009)

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Il volume dà conto dei risultati del restauro, terminato nel 2004, del monumento funebre del cardinale Guillaume De Bray, opera di Arnolfo di Cambio, che si trova nella chiesa di San Domenico ad Orvieto. La tomba ha subìto nel tempo gravi manomissioni che ne avevano completamente alterato la fisionomia, collegate ai pesanti cambiamenti avvenuti nell’edificio che ha perso, a seguito di ripetute demolizioni nei secoli passati, tutta la navata e quindi la sua originaria, innovativa spazialità.

Il restauro, che ha comportato lo smontaggio completo dell’opera e lo studio di ogni singolo pezzo (oltre 200 elementi), ha consentito di comprenderne meglio sia le finalità originarie volute dall’artista, sia la spazialità dell’insieme: una costruzione architettonico–scultorea fortemente connotata da un’innovativa visione prospettica. È stato possibile anche constatare con certezza il frequente ricorso da parte dell’artista all’uso di marmi antichi e apprezzare la grande maestria nel trasformare una statua romana del II secolo d. C. nella figura della Madonna.

Il monumento era stato notevolmente ridotto nelle sue dimensioni, sia in ampiezza che in profondità, e aveva perduto molti dei suoi pezzi. Con questo restauro, almeno per quanto riguarda tutta la parte inferiore, si sono potute recuperare le originarie dimensioni e ristabilire il preciso punto di vista prospettico studiato da Arnolfo per questo monumento. Si sono anche reinseriti alcuni pezzi erratici che erano conservati nel locale Museo dell’Opera del Duomo.

Per la parte superiore si è potuto invece solo suggerire lo sviluppo in altezza, data la perdita del coronamento originario e la mancanza di dati certi sulla posizione dei gruppi scultorei.

Oltre ai dettagliati resoconti sul restauro, altri contributi tracciano la storia artistica e culturale del periodo e mettono a raffronto la Tomba De Bray con altri monumenti funebri coevi.



In copertina, al centro: Orvieto, Chiesa di San Domenico – Arnolfo di Cambio: Monumento funebre del Cardinale Guillaume De Bray, particolare dell’accolito di destra (foto Abbrescia Santinelli)


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La Dea di Sibari e il santuario ritrovato. Studi sui rinvenimenti dal Timpone Motta di Francavilla Marittima. I.2. Ceramiche di importazione, di produzione coloniale e indigena - Tomo 2 ( 2008)

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Il secondo tomo del Volume Speciale del Bollettino d’Arte relativo al materiale archeologico restituito all’Italia dai depositi dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Berna e dal Museo J. P. Getty di Malibu  in quanto proveniente dal santuario rinvenuto sull’acropoli del Timpone Motta di Francavilla Marittima nell’entroterra di Sibari ed illegalmente scavato e trasferito sul mercato antiquario d’oltralpe negli ultimi decenni del secolo scorso, comprende ancora reperti ceramici e si lega direttamente al precedente, denominato I.1. Si riferisce a frammenti di fabbriche greche, della produzione cosiddetta coloniale, di produzione indigena, a terracotte architettoniche e ad oltre 50 manufatti in materiali diversi. Le prime due sezioni del volume descrivono vasi e reperti ceramici importati dalla Grecia orientale e dall’Acaia, oltre ad esemplari di tipo coloniale o locale da essi derivati. Vi sono evidenziati i problemi relativi a queste tipologie, e in particolare la mancanza di dati che consentano l’attribuzione di ciascun reperto, o gruppi di reperti, ad uno specifico centro di produzione. La terza parte del volume comprende il catalogo dei pezzi relativi alla ceramica coloniale. Sotto tale denominazione sono stati raggruppati vasi e frammenti appartenenti alla classe designata come “coloniale dipinta”, ovvero quella caratterizzata da forme e schemi decorativi più o meno influenzati dal vasellame importato dalla Grecia e prodotta nelle colonie greche o nelle regioni dell’Italia meridionale poste sotto l’influsso diretto di tali colonie, secondo una propria linea di produzione indipendente.


In copertina, al centro: libera composizione relativa alla pisside globulare (bag-shaped pyxis) di influenza greco-orientale conservata nel Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide

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La "Fabrica" di San Carlino alle Quattro Fontane: gli anni del restauro (2007)

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Il Volume espone il percorso delle scelte attuate dalla direzione lavori della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Roma finalizzate al restauro, alla conservazione e ad una rilettura storica della chiesa e del convento di San Carlino alle Quattro Fontane nella sua complessa realtà di spazi e superfici.
Le scelte sono state guidate dalla riscoperta delle intenzioni costruttive e formali del grande architetto ideatore Francesco Borromini ed ha richiesto in qualche caso la rimozione di apparati troppo invasivi, giustificata dall’intento di recuperare l’armonia delle forme così come descrivono le autrici dei testi nel caso della presenza dell’organo di controfacciata o solo intenzionale–progettuale, come nel caso del prospetto del Quarto del dormitorio restituito nelle Tavole descrittive.
L’équipe di studiosi, tecnici e restauratori attraverso lo studio ravvicinato delle strutture e delle superfici ha elaborato un programma di interventi dettati dall’urgenza, secondo un piano organico che ha visto impegnato finanziariamente, a partire dal 1986, il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (oggi Ministero per i Beni e le Attività Culturali) coadiuvato, successivamente, dall’intervento di una sottoscrizione promossa in Svizzera, ai quali si sono aggiunte, poi, alcune donazioni private ed il significativo apporto dell’Ufficio Italiano dei Cambi in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario della fondazione e molte altre elargizioni di cui si rende conto negli interventi che seguono.
Scopo di questa pubblicazione è quello di illustrare diffusamente il percorso non facile dell’architetto–conservatore–restauratore impegnato, sul filo del cantiere, a discernere le tracce delle mutazioni subite negli anni dalle antiche vestigia esposte ogni giorno, per secoli, alle aggressioni del tempo, del traffico e, talvolta della fruizione stessa del bene: intervenire per salvaguardare, modificare per ottemperare alle nuove imposizioni di legge, sono infatti compiti irrinunciabili per il conservatore. Se queste pagine descrivono dettagliatamente problemi e metodologie di restauro è forse doveroso sottolineare la scelta, operata fin dall’esordio, di non volersi addentrare, se non dove estremamente necessario, in una rivisitazione di studi storico–artistici, comunque imprescindibili, e ai quali peraltro si fa riferimento nelle note di bibliografia. Non si troveranno infatti sistematicamente in didascalia i nomi dei singoli autori delle statue in facciata, i pittori delle pale d’altare, gli artisti che scolpirono stucchi, cornici, decorazioni, elencati nei documenti e descritti nelle guide.

In copertina, al centro: Roma, Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane - Catino absidale (particolare)

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LA CATTEDRALE DI ANAGNI. Materiali per la ricerca, il restauro, la valorizzazione (2006)

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Il Volume che si presenta descrive il lungo percorso delle scelte attuate tanto dal Capitolo della Cattedrale di Anagni che dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Lazio per il restauro, la conservazione e la valorizzazione del complesso monumentale, compresi gli edifici contigui strettamente connessi, in una complessa realtà di percorsi, di funzioni, di spazi.
Più in dettaglio, nel Volume si affronta lo studio del sistema urbanistico–architettonico, improntato sull’articolarsi dei complessi palaziali che affiancano il corpo della Cattedrale e delle sue pertinenze, con riferimento al modello insediativo della sede papale a Roma.
Con l’uscita di questo Volume — ma già si pongono le basi per una nuova pubblicazione che seguirà lo svolgimento di ulteriori fasi di ricerca e progettuali in via di attivazione, anche perchè — oltre ai nuovi ritrovamenti — rimangono  nodi problematici nell’interpretazione di alcune vicende della Cattedrale che non hanno trovato al momento una soluzione univoca o riscontri incontrovertibili — si spera di contribuire alla riscoperta di un edificio di grande importanza storica per una migliore comprensione della sua  realtà materiale, architettonica, espressiva e funzionale, comprensione che contribuisce alla valorizzazione e alla conoscenza di un patrimonio artistico di altissima qualità e valore.
È stato dunque possibile realizzare un siffatto lavoro su questo sito monumentale, grazie alla sinergia dei soggetti, il Capitolo della Cattedrale ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso i suoi uffici periferici, che operano per un comune interesse, come è avvenuto in questo caso, nell’intento di perseguire il progetto di restauro e valorizzazione della Cattedrale e del suo complesso. Esso fa seguito all’ultimo importante intervento – sempre per la cura del Ministero medesimo – sul grandioso apparato pittorico costituito dalle pitture murali della Cripta, ad opera del cantiere dell’Istituto Centrale per il Restauro concluso nel 1994.
I diversi soggetti coinvolti nell’ impresa, ciascuno per le proprie competenze, sono confluiti nell’auspicata prospettiva di ristabilire una più congruente ed organica condizione del complesso monumentale. Si è trattato, infatti, di interventi di tale ampiezza e rilevanza, possibili solo quando si verificano condizioni di grande collaborazione e sinergia di intenti.

In copertina, al centro: Anagni, Cattedrale di Santa Maria (Santa Maria Annunziata) - Fianco sud-occidentale con la loggia delle benedizioni

 

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LA DEA DI SIBARI E IL SANTUARIO RITROVATO. Studi sui rinvenimenti dal Timpone Motta di Francavilla Marittima. I.1. Ceramiche di importazione, di produzione coloniale e indigena - Tomo 1 (2006)

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This is the second in a series of special volumes of the Bollettinod’Arte presenting objects formerly in the collections of the InstitutfürklassischeArchäologie of the University of Bern and the Department of Antiquities at the J. Paul Getty Museum in Malibu, that were determined to be from the site of FrancavillaMarittima, as others in the Ny Carlsberg Glyptotek at Copenhagen.
The different forewords to the first volume outlined the fate of these pieces since their illegal excavation at the site on the Timponedella Motta in the 1970s. In 1996, the «Project Francavilla-Bern-Malibu» was created: an international team was to research and document the pieces in Bern and Malibu and prepare for their return to Southern Italy. In 2001, the repatriated objects were exhibited in the MuseodellaSibaritide at Sibari under the title «Offertealladea di FrancavillaMarittima da Berna e da Malibu». In the first volume dedicated to this material (II.1) John Papadopoulos published the 571 metal items. The next two volumes (I.1 and 2) present the remaining 4377 objects, as well as the 64 vases and figurines of terracotta and faience of the Copenhagen lot.The editors of the present volume thought it is useful to start out with an analytic overview of the large number of publications dedicated to this archaeological area. However, as John Papadopoulos has observed, it should be taken into account that some objects among the other materials of the Bern-Malibu-Copenhagen lot may also originally stem from other archaeological contexts at FrancavillaMarittima (sanctuary on the Timponedella Motta or Macchiabate necropolis), or even from other sites in Southern Italy. The catalogue of this volume starts out with vases and fragments of vases imported from the Greek mainland, mainly from Corinth (2807), but also from Athens (56) and Sparta (10); it also includes two pieces representing the so-called Argive monochrome (1) and Pontic (1) classes. The remaining ceramics follow in volume I.2. The quality of these vases is relatively good, but only few pieces are outstanding. Only two fragments show a mythical scene: Heracles attacking the centaur Nessos (name inscribed) who tries to abduct Dejanira, and the Trojan horse with warriors inside. The last scene could furnish an argument in favour of the proposal to identify the sanctuary on the Timponedella Motta with the mythical Lagaria, founded in the neighbourhood of Sybaris by Epeios, who dedicated the instruments with which he had constructed the wooden horse in the Athenaion of that town. The Attic material comprises vessels dating from the third quarter of the 6th to the very beginning of the 5th centuries. Only one lekythos fragment represents the red-figured production. The Laconian material consists of vessels from the first half of the 6th century. It has appeared that a considerable number of pottery fragments from the Bern-Malibu-Copenhagen material joined with others from the controlled old (Stoop) and recent (Kleibrink) excavations at the sanctuary on the Timponedella Motta near FrancavillaMarittima; this made evident that a large part, if not the majority of the pottery that made its way to the three collections abroad, are from the so-called Stipe I, the location of which has now been assured in the area South/South-East of Building V on the Timponedella Motta. The chronological classification of the Bern-Malibu-Copenhagen material has been confirmed by the discovery of similar objects during the most recent excavations in the area of Building V. These items can now be integrated in the history of this important sanctuary of the archaic period.

In copertina, al centro: ricostruzione di pisside-kotile frammentaria a decorazione figurta con coperchio pertinente, del protocorinzio tardo (frammenti già a Berna e Malibù, ora a Sibari, e a Copenaghen)


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LA TORRE DI PISA. Gli studi e gli interventi che hanno consentito la stabilizzazione della Torre di Pisa (2005)

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Questi Volumi Speciali illustrano le attività svolte dal Comitato di Coordinamento per la Salvaguardia della Torre di Pisa e gli interventi condotti sul monumento nel periodo 1990-2001.
La loro redazione, secondo la Convenzione stipulata tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Opera Primaziale Pisana, è stata affidata a un gruppo ristretto del Comitato, coordinato da Salvatore Settis e costituito da Michele D'Elia, Michele Jamiolkowski, Giorgio Macchi, Fernando Veniale e Carlo Viggiani.
Per la preparazione dei testi e del materiale illustrativo è stato costituito un gruppo di lavoro coordinato da Mariacristina Pepe e composto da Gisella Capponi, Lucia Franchi Viceré, Simone Ghelfi, Stefania Lodola e Nunziante Squeglia.
I singoli capitoli sono firmati da coloro che li hanno redatti; il loro contenuto, però, è frutto del lavoro collegiale di tutti i componenti del Comitato di Coordinamento, che deve perciò essere considerato l'Autore collettivo dell'intera opera.
Della cura editoriale è stato incaricato un gruppo di lavoro della Redazione del Bollettino d’Arte costituito da Antonietta Fermo, Loredana Francescone, Donato Lunetti, Luisa Tursi, Elisabetta Diana Valente.
L'opera si compone di tre volumi e di un portfolio contenente una raccolta di tavole in grande formato. Essa offre una sintesi dell'imponente attività di studio, di indagine, di progettazione e di attuazione di interventi specialistici innovativi, che ha consentito la soluzione dell'antico problema della salvezza del celebre monumento, attraverso l'intensa collaborazione e il continuo confronto tra gli esperti delle varie discipline chiamati a far parte del Comitato.
Il Volume I fornisce una presentazione generale del monumento e una panoramica di tutti gli aspetti del lavoro svolto dal Comitato. Dopo un’ampia relazione sulle risultanze della lettura storico-archeologica del sottosuolo della Piazza del Duomo volta al recupero del contesto in cui si inserisce la Torre, riporta una dettagliata descrizione della Torre stessa e la ricostruzione delle sue vicende costruttive che emerge dall’indagine archivistica e bibliografica. Discusse l’origine e l’evoluzione nel tempo della pendenza, presenta in grande dettaglio i numerosi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria operati fino agli inizi del 1900, nonché gli studi, i lavori e le varie soluzioni proposte nel corso dell’ultimo secolo per riportare in condizioni di sicurezza il Campanile. Il Volume riporta infine un resoconto sintetico degli studi e delle ricerche riguardanti le problematiche geotecniche, quelle di consolidamento dell’elevato e di restauro delle superfici e un quadro generale delle azioni intraprese dal Comitato per adempiere al compito affidatogli. Si conclude con un capitolo dedicato alla presentazione di alcuni antichi esempi di impiego della sotto-escavazione per la stabilizzazione di edifici alti.
Seppur rivolto a un pubblico di lettori non specialisti, il volume non rinuncia alla completezza ed al rigore della trattazione.
I Volumi II e III sono riservati a coloro che intendono approfondire le problematiche geotecniche, strutturali e di restauro delle superfici.
Il Volume II descrive con ampiezza e adeguato approfondimento le indagini e gli studi che sono stati svolti per lumeggiare i problemi dell'interazione fra la Torre e il sottosuolo e che hanno guidato il Comitato nella concezione, progettazione ed esecuzione degli interventi di stabilizzazione temporanei e definitivi. Fornisce un’ampia descrizione delle modalità esecutive e delle tecnologie messe a punto per arrestare il progressivo, incessante aumento della pendenza.
Il Volume III è suddiviso in due parti. La prima è dedicata alla presentazione delle indagini e degli studi riguardanti la struttura e delle operazioni di consolidamento della muratura dell’elevato, che ne hanno migliorato i margini di sicurezza strutturale. La seconda parte presenta le delicate e complesse indagini e le ricerche sperimentali che sono state svolte ai fini della redazione del progetto di restauro materico delle superfici lapidee.
Le tavole in grande formato, che sono fornite nel portfolio, riportano le caratteristiche geometriche della Torre ricavate dal nuovo rilevamento architettonico del monumento e della Piazza ed esempi delle mappature dello stato di conservazione.
Tutte le immagini, ove non indicato altrimenti, sono di proprietà dell’Opera della Primaziale Pisana e del Comitato Internazionale per la Salvaguardia della Torre di Pisa; per le immagini di diversa proprietà, sono forniti i riferimenti al fondo di ciascun capitolo.
Al termine di ciascun volume è riportato un apparato bibliografico. Esso non è assolutamente da considerare esaustivo del vastissimo materiale esistente sulla Torre, in quanto contiene solo le fonti citate nei vari capitoli e alcuni lavori di riferimento. Comprende anche i documenti tecnici (rapporti di ricerca, sintesi degli studi sperimentali, relazioni di calcolo e tavole illustrative degli interventi, ecc.) prodotti per conto del Comitato da diversi soggetti, e denominati Affidamenti, perché sono stati preparati a seguito dell'affidamento di un incarico da parte del Comitato. Gli Affidamenti sono numerati progressivamente in ordine cronologico da 1 a 205. L’elenco completo dei documenti tecnici prodotti nell’ambito dei diversi Affidamenti è riportato alla fine del Volume I. Si segnala in particolare l'Affidamento 2, che costituisce un ampio repertorio bibliografico sulla Torre Pendente.

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GIOTTO NELLA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI: materiali per la tecnica pittorica. Studi e ricerche dell'Istituto Centrale per il Restauro (2005)

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DALLE ARENE CANDIDE A LIPARI. Scritti in onore di Luigi Bernabò Brea. Atti del Convegno di Genova 3-5 febbraio 2001 (2004)

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STORIA DEL RESTAURO DEI DIPINTI A NAPOLI E NEL REGNO NEL XIX SECOLO. Atti del Convegno Internazionale di Studi, Napoli, Museo di Capodimonte, 14-16 ottobre 1999 (2003)

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  La dea di Sibari e il Santuario ritrovato francavilla II

LA DEA DI SIBARI E IL SANTUARIO RITROVATO. Studi sui rinvenimenti dal timpone Motta di Francavilla Marittima. II.1. The Archaic Votive Metal Objects (2003)

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LA CHIESA DI SAN GIORGIO IN VELABRO A ROMA. Storia, documenti, testimonianze del restauro dopo l'attentato del Luglio 1993 (2002)

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RESTAURI AL QUIRINALE (1999)

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PHILIPPE THOMASSIN: Antiquarum Statuarum Urbis Romae Liber Primus, 1610-1622 (1995)

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L’ISTITUTO CENTRALE DEL RESTAURO PER PALAZZO TE (1994)

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SIENA, LA FABBRICA DEL SANTA MARIA DELLA SCALA. Conoscenza e progetto (1986)

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DUE BRONZI DA RIACE. Rinvenimento, restauro, analisi ed ipotesi di interpretazione (Serie Speciale 1984)

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GIOTTO A PADOVA. Studi sulla conservazione della Cappella degli Scrovegni in Padova (Serie Speciale 1982)

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VASO FRANÇOIS (Serie Speciale 1981)

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L'ANFORA ARGENTEA DI PORTO BARATTI (Monografia 1986)

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